Esperienza lavorativa all’estero come “workawayer”: la storia di Jacopo

A volte uno degli scogli più grandi quando si tratta di esperienze all’estero è quello di superare la paura dello “sconosciuto”, cioè lasciare la nostra comfort zone per lanciarci in qualcosa che non conosciamo per niente.

Partirei con il dire che, comunque, per quanto possa spaventare, prendere un biglietto di sola andata e trasferirsi senza appoggi (ma sempre dopo aver fatto le giuste ricerche) è meno spaventoso di quanto si creda. Te lo posso confermare io, Beatrice e altre migliaia di persone che l’hanno già fatto.

Se questo scoglio per te risulta troppo grande e difficile da superare, non preoccuparti, esistono alcune scorciatoie, ed una di queste è quella di partire come “workawayer”.

Ma chi è un workawayer ?

Partire per l’estero come workawayer significa semplicemente trasferirsi partendo grazie a Workaway.info. Questo sito web ti permette di entrare in contatto con migliaia di famiglie in tutto il mondo o organizzazioni che, per un motivo o per un altro, hanno bisogno di un aiuto e sono disposti ad ospitare ragazzi e ragazze stranieri.

Ti voglio però spiegare meglio e per farlo inizio raccontandoti la mia storia.

Come mi sono trasferito in Inghilterra grazie a Workaway

Se hai letto il mio articolo di presentazione, saprai che ho sempre voluto trasferirmi in Inghilterra e che da qualche anno stavo lavorando (letteralmente e figurativamente) per riuscire a raggiungere questo mio obiettivo.

A gennaio 2020 andai 10 giorni a Londra da solo così da iniziare a conoscere persone e lasciare curriculum. Conobbi un altro paio di persone nella mia stessa situazione e decidemmo di partire insieme per marzo 2020.

Esatto, proprio marzo 2020: non avremmo potuto scegliere mese peggiore!

Per cui, dato che la sfortuna si era messa di mezzo, passai il primo lockdown a cercare di capire come poter comunque partire appena possibile. Ormai ero deciso di volermi trasferire e avevo fatto tanti sacrifici per poter avere i mezzi necessari, non avrei permesso nemmeno a una pandemia mondiale di mettermi i bastoni tra le ruote.

La parte razionale di me però si convinse che forse, vista la situazione, era meglio cercare qualche sicurezza in più. Così, mi iscrissi a Workaway.

Dopo qualche settimana di ricerca, dove ricevetti almeno una dozzina di “no”, finalmente venni contattato da uno degli host (le famiglie o organizzazioni che offrono vitto e alloggio in cambio di aiuto).

Lui italiano di Padova, suo marito inglese, con una stupenda gattina, cercavano una mano in casa e, essendo apicoltori, anche un aiuto a costruire alveari ricavati da legno riciclato. Io avevo qualche capacità nel lavorare legno, soprattutto quello di pallet, ma veramente poche nel fare il bucato o pulire casa, ma a entrambi loro, molto carini e disponibili, ciò non importava, mi avrebbero insegnato tutto.

Il primo alveare che ho costruito riciclando pallet per la mia host family

La casa si trovava a Chichester (questa è la storia di come sono finito lì anziché Londra), una cittadina romana vicino al mare ad un’ora di treno sia dalla capitale inglese che da Brighton, dove si è trasferita poi Beatrice (guarda tu gli incastri della vita!)

Avrei dovuto aiutarli qualche ora al giorno e, dato che loro non offrivano pagamenti oltre a vitto e alloggio (alcune famiglie lo fanno), potevo cercarmi un lavoro part-time per mantenermi.

Per me, era perfetto: nel giro di una settimana ci mettemmo d’accordo con un paio di videochiamate e acquistai un volo di solo andata con partenza il 22 luglio 2020.

Come funziona Workaway esattamente?

Bene, se sei arrivato a leggere fin qui probabilmente ti sarai anche incuriosito e vorrai sapere come funziona esattamente questo sito web.

Lo slogan attuale del sito è “Travel differently, connect globally”, ma quando sono partito io era “By travellers, for travellers”.

Entrambi gli slogan sono molto veri: Workaway.info è infatti prima di tutto una community nata dall’idea di alcuni viaggiatori per aiutarne tanti altri a girare il mondo in un modo diverso (a mio parere migliore) rispetto alle classiche vacanze.

L’iscrizione al sito come Workawayer ha un costo annuale di €39 (€49 iscrivendosi come coppia) e permette di entrare in contatto con migliaia e migliaia di host in tutto il mondo. Ovviamente, è possibile fare le proprie ricerche e curiosare per vedere se si trova qualcosa di interessante anche senza iscriversi, è necessario pagare solo nel momento in cui si decide di voler contattare gli host.

È possibile trovare qualsiasi tipo di esperienza, dipende anche molto dalla destinazione scelta. Per esempio, se si vuole vivere in città, si troveranno perlopiù famiglie che hanno bisogno di aiuto in casa o magari con i bambini.

Troverete anche tante famiglie che abitano in campagna e hanno varie terre di proprietà che usano per auto-produzione. Allo stesso tempo, sono presenti svariate organizzazioni volontarie che s’impegnano nel produrre alimenti e non solo rispettando l’ambiente.

Comunque si può trovare veramente di tutto!

Pronto a salvare un intero alveare di api. Bella esperienza, ma non posso dire di volerla rifare!

Alcuni host chiedono di rimanere qualche mese, altri solo qualche settimana, ad altri ancora non interessa il tempo di permanenza. Alcuni offrono soltanto vitto e alloggio (ma danno la possibilità di trovarsi un lavoretto part-time), altri garantiscono anche un pagamento. Alcuni cercano un solo workawayer, mentre altri ospitano due o più workawayer insieme.

Insomma, la scelta è veramente ampia!

Come mi sono trovato io partendo con Workaway

Arrivato fin qui credo che avrai capito come funziona il Workaway.info (se vuoi, puoi approfondire leggendo la loro pagina “How it works“) e magari ora vorrai sapere come mi sono trovato io durante questa esperienza.

Nonostante per me fosse stata una scelta di ripiego, i lati positivi in quest’esperienza sono stati parecchi. Innanzitutto, ho trovato una coppia di ragazzi giovani e super gentili, che mi hanno aiutato e supportato in molte cose.

Inoltre, ho potuto trasferirmi anche durante una pandemia mondiale senza troppe preoccupazioni, anche se ho poi realizzato che, grazie all’enorme quantità di opportunità lavorative, sarei riuscito lo stesso (Beatrice ne sa qualcosa!).

La cosa che però più mi è piaciuta è stata il poter vivere in una cittadina veramente inglese e l’essermi dovuto adattare al loro stile di vita. Ovviamente, quando ci si trasferisce all’estero si tende a scegliere destinazioni conosciute e abituali, come ad esempio se si pensa all’Inghilterra, la prima scelta è Londra.

Uno dei lati negativi di trasferirsi nelle capitali europee è che si rischia di non vivere pienamente una cultura diversa (anche se di poco) dalla nostra e di rimanere aggrappati all’Italia. Ogni anno emigrano 480.000 italiani e la maggior parte di loro si muovono nelle grandi capitali come Londra, Berlino o Madrid. Trasferendosi in queste città si rischia quindi di ritrovarsi a vivere, lavorare e uscire con altri italiani.

Non che sia una tragedia, capiamoci, però a mio parere se si decide di fare un’esperienza all’estero, questa dovrebbe anzitutto aiutarci ad aprire la mente e a farci scoprire che non esiste solo il nostro di paese. Questo, ovviamente, se tale esperienza è fatta per motivi che vanno oltre al semplice bisogno di lavorare.

Ti faccio un esempio per farti capire meglio, anche se può sembrare una cavolata.

Io vivevo con un ragazzo italiano che viveva in Inghilterra da quasi 25 anni e che ormai si era completamente adattato allo stile di vita british, anche perché sposato con un inglese. Per aiutarli in casa anche io dovetti adattarmi un po’ al loro stile di vita e per i 4 mesi in cui sono stato con loro praticamente mi svegliavo molto presto (intorno alle 6.30), facevo una buona colazione, pranzavo con un panino o qualcosa di veloce e lavoravo con il legno fino intorno alle 16.30. Dopodiché, doccia, cenavo intorno alle 18 e andavo a dormire presto.

Classico pranzo veloce a Chichester (in una delle rare giornate di sole)

Prima di partire non mi sarei mai sognato di cenare alle 18, di non mangiare pasta a pranzo o di non mangiarla per nulla per settimane, ma poi scoprii che questo stile di vita non era niente male.

Insomma, il poter vivere io stesso e conoscere persone che non vivevano come ero abituato è stato l’aspetto che mi più mi è piaciuto della mia esperienza con Workaway.

Ultimo, ma non per importanza, questo sito web mi ha permesso di partire all’estero senza troppi pensieri anche in un periodo particolare come l’estate 2020, così da poter iniziare quello che era praticamente il mio sogno.

I miei consigli se decidi di iscriverti a Workaway

Come tutto nella vita, anche Workaway ha i suoi pro e contro e non è né sempre giusto né sempre sbagliato. Tutto è relativo ed ogni situazione cambia da persona a persona.

Dal punto di vista “tecnico”, questa soluzione potrebbe essere perfetta per te se non te la senti di partire completamente a scatola chiusa oppure se non hai molti soldi da parte. Considera che, se trovi il giusto host, meno di un migliaio di euro bastano tranquillamente.

Parlando invece in termini che riguardano più la sfera personale, se deciderai di iscriverti a Workaway, dovrai essere pronto a adattarti. Per quanto sarai comunque completamente autonomo, vivrai a casa di qualcuno che ti ospita, dato che non pagherai affitto o altro, per cui non potrai pensare di fare completamente come vuoi. Io ho vissuto a casa di un host per 4 mesi e successivamente sempre da solo e ti posso garantire che, anche se come workawayer ero veramente libero, sono due stili di vita molto diversi.

Preparati anche a prendere parecchi “no”. Non sperare di trovare subito il giusto host (se riesci, meglio per te!) e cerca sempre di migliorare il tuo profilo e curarlo nei minimi dettagli. È un po’ come cercare lavoro, solo che non dovrai vendere soltanto le tue capacità, ma anche e soprattutto la tua persona. Ricordati che le famiglie che cercano workawayer devono decidere quale sconosciuto mettersi in casa e conviverci per qualche tempo!

Bene, questa è la storia della mia esperienza all’estero come workawayer. Come già detto più volte, questa potrebbe essere una piccola “scappatoia” per partire e raggiungere anche posti in cui sembra difficile trasferirsi (non servono visti lavorativi). A seconda di che tipo di persona sei, ti potrebbe piacere o meno, ma ti consiglio di valutarla comunque, tanto non costa nulla finché non decidi di iscriverti.

Come vedi, le possibilità per farsi esperienze all’estero sono tante, quindi, perché rimanere fermi?

4 pensieri su “Esperienza lavorativa all’estero come “workawayer”: la storia di Jacopo

  1. Sicuramente esperienza magnifica, bisogna davvero capire che il viaggio ci allontana dagli affetti della famiglia e delle amicizie, come hai detto tu Jacopo, la comfort zone. Ma vi assicuro che vi regala le esperienze più importanti, interessanti e sensazionali della vostra esistenza. Ve lo dice uno che ha viaggiato nel mondo per 10 anni consecutivi e ora vivo all’estero. Ci sarà sempre la Famiglia per me, ma è più importante il “me stesso” che tutto il resto.

    Suggerimenti per il blog:
    NESSUNO!! BELLISSIMI ARTICOLI RAGAZZI VI SEGUIRÒ SENZA DUBBIO. WAITING FOR NEXT WEEK AND FOR NEW POST.

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