Ragazza au-pair negli USA: la (non) storia di Bubi

Più volte nei vari articoli ho accennato ad un sogno che non ho potuto realizzare a causa della pandemia. È arrivato il momento di svelarti di quale sogno parlavo: quello di vivere un’esperienza come ragazza au-pair negli USA.

Ci ho messo tanto a decidere di parlartene perché avevo lavorato tanto per raggiungerlo e mi è stato portato via dalla pandemia nemmeno un mese prima della presunta data di partenza. Inoltre, negli ultimi due anni, durante le mie esperienze in Inghilterra e Malta, ho continuato a cercare un modo di partire lo stesso per quest’esperienza.

Ad oggi, ho deciso di rinunciare per il momento. Voglio autoconvincermi che non era destino e che se la vita ha fatto di tutto per non farmi fare quest’esperienza un motivo c’è, semplicemente devo solo trovarlo.

Nel frattempo, voglio raccontarti la mia (non) storia come ragazza au-pair negli USA, per sfogarmi un po’ e anche per provare ad essere di supporto anche a te. La pandemia ha portato via vari sogni a molte persone, noi di “Passport,please” compresi. Ti voglio quindi parlare di come ho reagito e di come ho (quasi) superato la delusione.

Ragazza au-pair negli USA: un amore a prima vista

È maggio 2019 ed io sto per iniziare la meravigliosa sessione estiva del terzo anno di Lingue e Culture Straniere. Possiamo quindi già considerare questa storia una tragedia  greca!

Infatti, ero stanca, frustrata ed iniziavo ad essere veramente esausta di tutto. Non so dirti perché, semplicemente vedevo persone della mia età che avevano già incominciato a vivere esperienze lavorative all’estero, mentre io mi sentivo come rinchiusa in camera a non fare altro che studiare materie come “Linguistica Generale”. Insomma, non mi sentivo realizzata e soddisfatta di ciò che stavo facendo.

Come avrai capito dai miei precedenti articoli, la mia passione per i viaggi è iniziata da bambina e già allora ero convinta che un giorno sarei partita per l’estero per vivere esperienze lontana da casa.

Per tanto tempo, però, non avevo le idee ben chiare a non sapevo quali di queste esperienze mi sarebbe piaciuto vivere.

Improvvisamente, proprio nello stesso periodo durante il quale mi preparavo all’inizio della sessione estiva, ho sentito parlare di agenzie che ti permettono di partire come ragazza au-pair negli USA (e non solo) per la durata di un anno o più.

BOOM!

Qualcosa dentro di me si era acceso. Così, su due piedi, ho sentito subito di aver finalmente trovato l’esperienza giusta per me, nonché un obiettivo e un sogno da raggiungere.

Ovviamente, c’erano però molti altri aspetti da prendere in considerazione, come famiglia, costo e la mia relazione con Jacopo.

Uno dei compiti principali della ragazza au-pair negli USA è quello di prendersi cura dei bambini

Tuo il sogno, tua la decisione. Se lo vuoi, prenditelo!

Come detto, quello di passare del tempo come ragazza alla pari in America era un sogno molto forte, arrivato all’improvviso. L’euforia di aver capito quale esperienza all’estero mi sarebbe piaciuto fare, però, ad un certo punto si è fatta da parte, lasciando spazio ad alcuni dubbi.

Infatti, non sarebbe stato facile per me. Innanzitutto, un’esperienza del genere ha un costo abbastanza elevato, sopra i mille euro, ed io al tempo non lavoravo. Dopodiché, avrei dovuto valutare la situazione prima con la mia famiglia e poi con Jacopo.

La mia famiglia non è stata assolutamente un problema, fortunatamente mi hanno appoggiata sin da subito, in particolare mamma, che a tratti sembrava più felice di me!

Per quanto riguarda Jacopo, avevo deciso di imbarcarmi in questa avventura nonostante la nostra relazione perché non mi sembrava giusto rinunciare a qualcosa che volevo fare, ad un mio sogno. A sentire queste parole potrei sembrare egoista, ma è giusto mettere davanti a tutti sé stessi. Questo perché le relazioni possono anche finire, ma si dovrà forzatamente passare il resto della vita con sé stessi, non c’è via di scampo. Quindi, meglio essere prima tranquilli con la propria persona.

Parlando con lui, ho scoperto con mio grande piacere che anche lui la pensava come me e mi appoggiava in tutto. Anche lui, infatti, mi disse che il sogno era il mio e quindi anche la scelta doveva essere prima di tutto la mia, senza pensare agli altri. Sapeva che saremmo stati molto lontani per un anno intero, ma non ha minimamente esitato a supportarmi.

Rimaneva solo da risolvere il discorso legato al costo di quest’esperienza. Sapevo che mi sarebbero serviti intorno ai 2000 euro, considerando il prezzo medio richiesto dalle agenzie e qualcosa per mantenermi lì almeno le prime settimane, fino a quando non avrei ricevuto il primo stipendio da au-pair.

Fortunatamente, scoprii che quello non era poi così un problema. Avevo tempo, dato che avrei dovuto anche aspettare almeno 6 mesi per laurearmi, quindi mi attivai subito per cercare un lavoro estivo.

Lo trovai abbastanza presto e per tutta l’estate continuai a studiare per dare gli ultimi esami rimasti, iniziai a scrivere la tesi e lavorai part-time per mettermi da parte i soldi che mi sarebbero serviti. Non è stato facile, ho dovuto fare rinunce e sentirmi parecchio stanca una volta arrivata la sera. Non ero nemmeno andata in vacanza con le mie amiche o con Jacopo, ormai ero super concentrata sulla partenza e sul fatto che avevo bisogno di soldi per riuscire a partire. Per me, non esisteva più nient’altro, come un toro avevo visto rosso e sono andata dritta verso quella direzione.

Una volta accumulato i soldi necessari e laureatami, comunque, la soddisfazione di avercela fatta da sola, con le mie forze, è stata ineguagliabile.

Ora, non rimaneva altro che iniziare il processo!

Il processo per diventare una au-pair negli USA

Se all’inizio ero convinta di voler partire per gli USA, dopo aver avuto l’appoggio sia della mia famiglia che di Jacopo, sapevo che nulla mi avrebbe più fermato.

Così ho cominciato subito ad informarmi su internet su quale agenzia potesse essere la migliore per ciò di cui avevo bisogno. Anche questo processo è stato lungo perché l’agenzia va scelta molto attentamente. Sapevo che sarei dovuto stare un anno a migliaia di chilometri da casa, da sola in un’altra nazione: avrei avuto bisogno della mia migliore assistenza e del miglior supporto.

Dopo quasi un mese di ricerche, finalmente trovo quella che poteva fare per me. Appena assicuratami che fosse una buona agenzia, ho iniziato ad avviare tutte le pratiche richieste che, credimi, erano veramente tante!

Il processo per diventare una au-pair in America, comunque, prevedeva:

  • La creazione di un profilo personale dove raccontavo tutto di me;
  • L’invio del mio curriculum e di alcune referenze all’agenzia;
  • Attendere che le famiglie ospitanti mi contattassero perché interessate al mio profilo.

Dopo qualche giorno dall’iscrizione ho iniziato a ricevere le prime richieste dalle famiglie americane. All’inizio, sono onesta, non ero interessata nemmeno a una. Volevo il giusto equilibrio tra bambini da gestire e località dove avrei vissuto.

Dopo alcune richieste che ho deciso di declinare, sono entrata in contatto con una famiglia di Seattle, nello stato di Washington. Non so perché, ma mi sono subito innamorata di loro! Probabilmente, ho percepito dalla videochiamata che erano una famiglia unita e calorosa. Credo proprio di avere avuto ragione, dato che ancora oggi ci sono in contatto nonostante non li abbia mai incontrati!

Anche a loro sono “piaciuta” da subito e nel giro di pochi giorni abbiamo deciso di “fare match”, cioè decidere di iniziare l’avventura insieme.

Seattle nello stato di Washington, USA

Era ottobre 2019, mi ero finalmente laureata e tolta il peso di una cosa che non volevo fare: tutto era pronto per passare il mio anno negli Stati Uniti.

Ricordo quei mesi come i più belli di sempre, poiché ero riuscita in tutti gli obiettivi che mi ero prefissata, ero veramente soddisfatta di me e dell’impegno che avevo messo in tutto quanto.

Poi, però… è arrivato il fatidico 2020.

Una delusione che mi ha fatto crescere

Marzo 2020, Jacopo è appena tornato da un viaggio da solo a Londra e la paura per la pandemia inizia a sentirsi nell’aria.

Ho cercato di rimanere positiva e di sperare nel meglio.

Ovviamente, alla fine non sono riuscita a partire per gli Stati Uniti. Non mi sono voluta abbattere però, sono comunque rimasta fiduciosa, credendo che in pochi mesi ce l’avrei fatta lo stesso.

Ed effettivamente, sarei anche riuscita a partire ad Agosto 2020, poco dopo che Jacopo era partito per l’Inghilterra. Il problema, era che sarebbe stato più complicato e rischioso partire. Non avevo paura del Covid, ma non volevo rischiare di rimanere bloccata in qualche nazione fuori Europa, senza una sistemazione, perché impossibilitata anche a tornare a casa per colpa delle restrizioni che, come le scale di Harry Potter, cambiavano ogni minuto come per gioco.

Per questo e per vari altri motivi che non sto qui a spiegarti, per me l’esperienza come au-pair negli USA resta ancora un sogno, nonché una ferita che fatica a chiudersi.

Non sto qui a descriverti come mi sentivo, quanta delusione e tristezza ho provato, e ancora provo. Mi consolo pensando che andare negli USA come ragazza alla pari non era il mio destino, che questo impedimento mi ha permesso di vivere prima in Inghilterra e poi trasferirmi a Malta con Jacopo.

Io e Jacopo a volte la pensiamo in modo diverso. Secondo lui, la vita non ci succede, siamo noi che dobbiamo farla accadere. Io, anche se come lui credo nel duro lavoro e nell’impegno, non sempre sono convinta che sia tutto nelle nostre mani.

Questa mia non-storia, secondo me, ne è la prova. Io ci ho messo tutta me stessa, ma non ho potuto farci nulla, a parte adattarmi alle circostanze e trovare un’altra soluzione. Sono solo felice della forza che ho avuto, sia prima per prepararmi alla partenza che poi per continuare a crederci fino alla fine.

A volte, anche Jacopo stesso mi chiede se penso di riprovarci. In fondo in fondo so che vorrei ritentare, ma ad oggi ci sono tante altre varianti da considerare. Infatti, ho iniziato un altro percorso e sto lavorando per altro e, oltretutto, l’esperienza qui a Malta mi sta dando tanto.

Questa (non) storia, comunque, spero possa servire anche a te, così come ha aiutato a far crescere me. La lezione più importante che ho imparato è stata quella di credere sempre fino in fondo nei miei sogni e di non farmi ostacolare da niente o nessuno, siano amici, parenti, partner o il conto in banca.

Quindi, se il tuo sogno è forte e per te è importante, non farti trattenere dal raggiungerlo: testa bassa e lavorare, con tanto impegno e dedizione.

Se poi, come è capitato a me, per una causa di forza maggiore non riesci a realizzare il tuo sogno, non disperare, ma ricostruiscine un altro. Prenditi il tempo che ti serve, ma non fermarti mai… non sprecare tempo a cazzeggiare su cose inutili e vatti a prendere i tuoi sogni!

Io sono convinta che l’esperienza come ragazza au-pair negli USA non era il mio destino nel 2020, ma chi lo dice che nei prossimi anni non mi si presenti un’altra occasione?

America, I’m still looking forward to meet you!

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